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Adriano Cecioni (seconda e ultima parte)

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Adriano Cecioni (seconda e ultima parte)

“La zia Erminia”

Olio su tela 36 x 25

Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna, Arezzo, Italia

In piena tecnica “macchiaiola” i dipinti molto spesso si ispiravano alla figura femminile e, poeticamente, ai temi dell’intimità domestica.

Sono quindi le donne di famiglia, o quelle che si impegnavano nei lavori, i temi preferiti da Cecioni.

Come nel ritratto della zia Erminia dove si notano infatti gli aspetti più esemplari del vivere.

“LA ZIA ERMINIA”

La zia Erminia è intenta a leggere.

È davanti a una finestra aperta che dà su un caseggiato investito dalla luce del sole.

Gli arredamenti sono soltanto due: il tavolino e il catino alle sue spalle, coperto da un lungo asciugamano.

La protagonista del dipinto, come si nota, ha appena finito di dedicarsi al ricamo: vediamo infatti appoggiati sul tavolino un panno con le attrezzature per il lavoro di cucito.

Per evidenziare la donna, Cecioni raffigura un interno semplice e spoglio: un pavimento, forse in cotto, e pareti rivestite di carta da parati disegnata.

Con l’accentuazione affettuosa dei caratteri del volto, che sortiscono effetti di serena ambientazione, Cecioni imposta il dipinto sul contrasto tra l’esterno in pieno sole e la frescura accogliente dell’interno, nel quale la zia si riposa dal lavoro leggendo interessata un libro.

CONCLUSIONE:

Grazie a una chiara semplificazione delle forme, e una certa intonazione lirica alle sue opere, Cecioni assimila molto da precedenti modelli nordici.

I loro soggetti erano per lo più semplici interni di abitazioni piccolo borghesi che probabilmente l’artista ebbe modo di approfondire durante il suo soggiorno a Napoli.

Il dipinto faceva parte della raccolta dello storico dell’arte Mario Salmi, che lo donò poi al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, dove è tuttora conservato.

Bruno Vergani

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