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Adolescence…

…la serie che ogni genitore, o chi vuole diventarlo, dovrebbe guardare.
Adolescence, serie Netflix in 4 episodi di durata un’ora ciascuno, è la serie rivelazione dell’anno.
Un pugno nello stomaco, che lascia sconvolti e senza parole, un accenno di trama, una famiglia ordinaria, papà idraulico, madre casalinga, sorella studentessa di college, viene svegliata all’ alba dall’ irruzione nella propria dimora della polizia, si cerca un omicida e gli agenti salgono al primo piano ove riposa il figlioletto, un ragazzino di tredici anni mingherlino e con il visino da bravo ragazzo, è lui in arresto.
Da questo momento in poi, lo spettatore viene risucchiato da una claustrofobica ambientazione statica che non può che invitare alla riflessione, lo spettatore si compenetra ai personaggi, pochi, e scavati dallo sceneggiatore nel profondo.
Sullo sfondo un omicidio, una ragazzina di tredici anni accoltellata brutalmente, una trama dal passo lento e cadenzato che ci porta nell’ indagine dei personaggi con inquadrature da primo piano e lo spettatore stesso ha l’idea di non poter scappare dal guardare sé stesso a specchio, nel personaggio.
Evitando ulteriori spoiler di trama, la serie vuole fornirci degli spunti di riflessione sull’ attuale adolescenza, ossia la necessità, di aprire quella porta di stanzette chiuse con dentro ragazzetti sui social o costantemente al cellulare, per comprendere che il pericolo non è più nelle strade ma nelle vostre stanzette.
Riscoprire il dialogo tra genitori e figli e rompere quel muro del silenzio che si alza sui dieci anni fino ai venti.
Se parlare coi ed ai ragazzi è fondamentale, non per essere genitori amici, ma genitori consapevoli, nel nostro contorto tempo lo è porre dei percorsi consapevoli di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, laddove i social hanno deviato la relazione con lo stesso e l’ altro stesso, facendo da megafono a bullismo e cyberbullismo.
Riscoprire il sesso come relazione sana tra i sessi o con lo stesso, i rapporti tra generi al fine di arginare fenomeni devianti come incel e redpill, che non sono semplici e ironici fenomeni generazionali ma forme cancerogene di età e società che sfogano in Violenza cieca e sorda.
Il valore della vita relazionato con l’ossequio alla morte, morte che in infanzia e adolescenza viene adeguatamente tolta da ogni narrazione per non turbare gli adulti nel parlarne ai giovani ed i giovani di poterne sentire.
La morte tuttavia è un fenomeno che non possiamo allontanare, e del quale dobbiamo prendere consapevolezza per evitare dell’ironia e comprendere la perdita ed il lutto e l’assenza che seguirà.
Narcisismo sadico, anaffettivitá giovanile, i mille volti di un’ adolescenza allo sbando, un ragazzino che muta da diavolo ad angelo in pochissimi secondi, assenza di empatia, carenza di ogni relazione sana, turbolenze emotive, controllo parziale della rabbia, assenza il più delle volte di controllo stesso della rabbia.
Molti gli elementi di discussione, per una serie da fare vedere ad ogni genitore, da visionare e su cui dibattere a scuola, teatro di uno degli episodi.
Questa volta oltre i soliti effetti speciali, Netflix ci ha consegnato un’ottima serie e produzione.
Imperdibile.
Simona Bagnato
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