Papa Bergoglio afferma “la preghiera è il respiro dalla fede, è la sua espressione più propria. Come un grido che esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio“.

Conosciamo tutti la preghiera con la quale Gesù ci ha invitato a dialogare col nostro Padre Celeste.

Ogni qualvolta recitiamo il Padre Nostro con le mani e il cuore rivolti al cielo, avvertiamo la solennità del momento di intima spiritualità che celebra anche il nostro sentimento di fratellanza e di amore filiale verso Dio.

Perchè la frase della suddetta preghiera “Non ci indurre in tentazione” “Ne nos inducas in tentationem” deve essere cambiata?

Bisogna partire da lontano e cioè dal verbo greco “eisferein” a cui corrisponde in latino “inducere”.

Ma tale verbo non ha lo stesso significato che noi gli attribuiamo in italiano, non significa, infatti, “indurre”.

Giorni fa si si è svolta l’Assemblea Generale dei Vescovi che ha approvato la nuova traduzione “Non abbandonarci alla tentazione” invece di “Non ci indurre in tentazione“.

Papa Francesco ha portato a compimento i lavori di studio iniziati molto tempo fa, affinché si pervenisse ad una nuova formula dal momento che quella attuale “non era una traduzione buona“, poiché non veniva garantita una fedeltà alle intenzioni espresse dalla preghiera di Gesù e all’originale greco.

“Non abbandonarci alla tentazione” significa che ciascuno di noi può cadere nella tentazione, ma non è Dio a spingerci nell’ errore, perché “un Padre aiuta ad alzarsi subito”.

La notizia della nuova traduzione ha diviso la comunità di fedeli in due fazioni: conservatori e tradizionalisti da una parte, progressisti e innovatori dall’altra.

Quanti cattolici pronunceranno la nuova formula durante la Messa?

A tal proposito si è espresso Monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti e Vasto e teologo tra i più influenti al Vaticano: “Dobbiamo aiutare le persone a capire che non si tratta di volere un cambiamento fine a se stesso, ma di cambiare per pregare in maniera ancora più consapevole e vicina a quelle che sono state le intenzioni di Gesù“.

Altra novità riguarda il testo del “Gloria” in particolare il cambiamento dell’espressione “Pace in terra agli uomini di buona volontà“.

Si dirà, infatti, “Pace in terra agli uomini, amati dal Signore“.

Sarà introdotto anche il termine “sorelle” accanto a “fratelli“, per cui, durante la Messa, verrà detto “Confesso a Dio Onnipotente e a voi, fratelli e sorelle“.

Ma anche “Supplico la Beata Vergine Maria, gli Angeli, i Santi e voi, fratelli e sorelle“.


Il nuovo Messale preferisce le invocazioni in greco come “Kyrie, eleison” e Christe, eleison”, invece di “Signore, Pietà” e “Cristo, Pietà.

Tutti i miglioramenti dei testi sono stati fatti al fine di avere una traduzione più efficace e fedele al senso originario.

La terza edizione italiana del Messale Romano è quasi pronta per essere diffusa.

Approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana durante l’Assemblea Generale a novembre 2018 e poi dal Santo Padre il 16 maggio 2020, il Nuovo Messale sarà obbligatorio a partire dal 4 aprile del 2021.

Piera Messinese

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