“a tu per tu con…” Maria Rita Sanna

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Maria Rita Sanna, scrittrice sarda

Sì, almeno per me è assolutamente vera l’affermazione dello scrittore Alessandro Morandotti “Chi non crede nelle coincidenze, le perde”.

Infatti se non credessi nelle coincidenze avrei perso l’opportunità di conoscere la scrittrice sarda Maria Rita Sanna, nata a Cagliari nel 1964 e residente a Quartu S. Elena, e oggi non starei a scrivere questo mio “a tu per tu con…”!

Già, caro lettore, vorresti conoscere quali coincidenze mi hanno portato sul binario della scrittrice Sanna!

E hai ragione…

Il tutto è stato dovuto alla partecipazione on line a un evento organizzato dalle Edizioni Convalle ed egregiamente condotto da Stefania Convalle.

Maria Rita Sanna ha partecipato a varie edizioni del Premio Letterario “Dentro l’amore” ottenendo risultati di rilievo tra i primi dieci finalisti, oltre che menzioni speciali.

Nell’edizione del Premio del 2021 si è classificata al primo posto nella sezione dedicata a “Cibo e letteratura” col racconto Polvere.

Al Concorso Letterario Pierpaolo Fadda, III edizione 2021, si è classificata al quarto posto, sezione racconti.

È presente come finalista nelle ultime tre antologie, 2021, 2022, 2023, del concorso letterario Cartabianca.

Nel 2018 ha esordito con la pubblicazione della raccolta di racconti Pane e fragole, Edizioni Convalle, dedicati alla cultura e alle tradizioni della Sardegna.

Nel 2019 esce il suo primo romanzo Mandorla Amara, Edizioni Convalle, che nel 2020 ottiene il marchio della Microeditoria di qualità.

A gennaio del 2023 sempre con Edizioni Convalle esce il suo secondo romanzo La colpa dei padri.

Con Edizioni Convalle ha partecipato con altri autori e autrici a raccolte di racconti pubblicate a scopo benefico.

Con le colleghe del Team di Edizioni Convalle ha partecipato con tre racconti all’opera La vita in uno scatto, raccolta di foto e racconti.

Da vari anni segue il Laboratorio di Scrittura Creativa di Stefania Convalle e, dopo un percorso nel settore dell’editing, con la stessa casa editrice, con cui attualmente collabora, consegue l’attestato di Editor.

Fiore – Quando hai iniziato a scrivere?

Sanna – La scrittura mi accompagna da quando ero adolescente, scrivevo il classico diario su piccole agende: piccoli pensieri del giorno. Poi, da grande, circa quindici anni fa, ho sperimentato pensieri più lunghi e poesie, in dialetto sardo, fino a quando ho incontrato sui social, per la precisione Facebook, Stefania Convalle. Allora sì, che ho scritto sul serio!

Fiore – Dove scrivi?

Sanna – A casa, sul pc. Spesso annoto delle idee oppure delle parole chiave che poi sviluppo nelle storie. La stanza in cui scrivo è silenziosa, dalla finestra vedo un melograno; altrimenti in cucina e da lì vedo una parte spaziosa del  giardino.  

Queste cose appaiono al chiarore, dopo un’ora circa che sto seduta. Devi sapere che mi alzo molto presto per scrivere.

Fiore – Quale valore ha per te la scrittura?

Sanna – Terapeutico. Sento la necessità di mettere ordine nei miei pensieri, capire da che cosa scaturisce un tormento o una gioia. Quando ho imparato a scrivere sul serio la scrittura è diventata terapeutica.

Fiore – Leggi molto?

Sanna – Il necessario per imparare e per condividere.

Fiore – Quali sono le fonti di ispirazione che utilizzi quando scrivi? Parti da esperienze reali o dalla tua immaginazione? In altre parole, c’è influenza reciproca fra letteratura e realtà di vita?

Sanna – L’immaginazione e l’esperienza di vita vanno di pari passo, secondo me. Nelle mie scritture c’è sempre qualche riferimento al mio vissuto, qualcosa che ho visto, di cui ho sentito parlare, un fatto di cronaca, la mia terra, il cibo, tradizioni e superstizioni.

Fiore – Stefania Convalle nella prefazione a “Mandorla amara” sostiene che la raccolta di racconti “Pane e Fragole” costituisce  “l’antipasto per quello che sarebbe arrivato dopo”. Me ne vuoi parlare?

Sanna –  Stefania è per  me un Mentore. Da quel premio letterario in  cui arrivai finalista, era il 2016, e il percorso del laboratorio di scrittura iniziato con lei pochi mesi dopo, è come se avessi elaborato un piatto raffinato.

La raccolta di racconti Pane e Fragole è nata proprio all’interno del suo laboratorio, ci ho messo dentro la mia terra e molto dei ricordi d’infanzia.

Il romanzo Mandorla amara è un pasto più corposo, delicato e gustoso come le sue protagoniste.

Anche il romanzo La colpa dei padri è un piatto elaborato con più consapevolezza. Ma come in tutte le cose, dico che la buona riuscita delle opere ha richiesto numerosi esperimenti.  

Fiore – Da questo antipasto, fingendo di non aver letto né Mandorla amara né  La colpa dei padri, comprendo che l’essenzialità del tuo essere scrittrice è l’empatia con i tuoi personaggi, fonte di credibilità a quello che offri al lettore. In altri termini utilizzi l’empatia come chiave per aprire la porta dell’attenzione del lettore. Mi sbaglio?

Sanna –  Penso che l’immedesimazione sia la parte fondamentale di ogni scrittore. È quella che mi permette l’imprevedibile, il colpo di scena, una frase che nella realtà non oserei dire, un’emozione forte che sul foglio lascia il segno. Questo è quanto sperimentiamo nel laboratorio di scrittura di Stefania.

Fiore – Siamo all’empatia come immedesimazione nei tuoi personaggi, sia pure con il dovuto distacco?

Sanna – Quando sono immersa in una storia, i personaggi me li porto appresso fino alla fine. Durante il giorno mi capita di pensare a loro, domandandomi: come farebbero se.

Insomma cerco soluzioni ai loro intrighi. Però, molte cose cambiano nel momento in cui scrivo perché interviene un input diverso, come la musica o un’immagine forte, a sovvertire i pensieri. E ritorna il potere terapeutico di mettere ordine.

Fiore – Uno strumento di lavoro letterario, il tuo, che, con la complicità del laboratorio di Scrittura Creativa di Stefania Convalle, ha costruito un romanzo dalla trama complessa, delicata e coraggiosa  come quella di “Mandorla amara”, ove la vita delle due protagoniste, Marisa e Lucia, i loro punti di vista e la loro visione del reale si intrecciano e si sovrappongono praticamente ad ogni pagina.

Sanna – Il romanzo è nato come un racconto. Sotto i portici è il titolo del racconto che si  classificò al terzo posto nell’edizione   2019 del Premio letterario  Dentro l’amore  di Stefania Convalle.  Giorno dopo giorno, capitolo dopo capitolo, ho sviluppato il racconto.

Marisa, la clochard protagonista, non potevo lasciarla da sola e, anzi, a un certo punto, ho immaginato per lei una sorta di eroismo.

Fiore – Una prosa, la tua di Mandorla amara, ricca di poesia che traspare nella sua interezza dal racconto in prima persona delle protagoniste e dalla “solitudine tipica delle persone che rinunciano alla normalità per espiare i propri peccati”.

Sanna – La narrazione in prima persona è quella che preferisco, è propria dell’immedesimazione. Nel caso della clochard ho cercato di entrare con la testa in quel mondo particolare e ho voluto concedere una prova di riscatto di cui raramente ho sentito parlare.

Fiore – Per non parlare della poesia di quell’alba di un nuovo giorno, di quel veder germogliare l’amore come un albero che nasce dalla semina nel terreno fertile della ragione, di quel mangiare pane per mangiare Antonio e di quel danzare al ritmo delle fiammelle delle candele per sperdersi nel crepitio del caminetto…     

Sanna – Ricordo il gioco della fiammella. Questa particolare scena è nata proprio dal ricordo di mia mamma che per il giorno dei defunti riempiva d’acqua fino a metà un bicchiere, poi aggiungeva l’olio e ci metteva a galleggiare un piccolo sughero con uno stoppino acceso, ancora non esistevano i lumini votivi che troviamo oggi. Un giorno ho provato a riprodurre questo lumino con un mozzicone di candela e ha funzionato.  

È nato il personaggio di Lucia, legato al ricordo delle mandorle che proprio in quel periodo, dei defunti, erano l’ingrediente principale dei dolci.  

Fiore – Un romanzo, fuoriuscito, come afferma la giornalista Lucia Accoto, da una “penna matura, riflessiva, bella” con una prosa avvolgente e una storia grintosa che affonda le proprie radici nei tormenti delle due protagoniste e s’incammina verso la speranza della rinascita liberata dall’amaro della mandorla e impregnata d’amore per una nuova vita.

Sanna –  Sì, è come ho detto prima, mi piace immergermi nei tormenti e capire da dove nascono, che cosa li fa scaturire, e quali possibilità ci sono per renderli placidi.

Fiore – Ed eccoci alla domanda che con prepotenza deborda dal tuo secondo romanzo e che ho letto tutto d’un fiato…“La colpa dei padri” deve ricadere sui figli?

Sanna –  No, per niente. Purtroppo ci sono realtà che mi smentiscono.

Fiore – Deduco che hai voluto dimostrare che almeno un assunto, visto quello che accade nell’attuale società, abbia retto ai rovesci del terzo millennio, e cioè che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli. Mi sbaglio?

Sanna –  Sì, è così. Anche questo romanzo è nato come un racconto all’interno del laboratorio di Stefania  Convalle, osservando una fotografia e immaginando   una possibile storia. La scrittura di un primo capitolo è diventata nel tempo un romanzo, io sono diventata una giovane di ventiquattro anni alle prese con una madre che ha voluto mettermi di fronte una verità scomoda. Da qui il rapporto tra madre e figlia e quelle colpe da cui liberarsi.

Fiore – E nell’affrontare il tema, colpa sì dei padri, colpa no, hai avuto un grande coraggio anche perché oggi più che mai la società ha bisogno di ricostruirsi moralmente partendo dal basso, dalla sua prima cellula, la famiglia.

Sanna – La famiglia è molto  importante. Nel romanzo  non poteva  mancare il supporto di nonni e nonne, come anche zii e zie, che si rivelano una forza per aiutare la giovane a capire le sue origini e prendere coscienza dei propri ricordi che non si devono buttare ma sono da coltivare per far crescere radici buone.     

Fiore – La trama di questa tua ultima fatica letteraria, che fa perno su Alessia, la protagonista, somiglia, e non poteva essere diversamente, vista l’ambientazione della storia in Sardegna, alla  costruzione pietra su pietra di un nuraghe che, alla fine, abbatterà la durezza di Alessia e la renderà capace di riprendersi la serenità negatale da bambina.

Sanna – La protagonista Alessia  in   diverse   occasioni   sente   la   propria   corazza sgretolarsi, ha mille dubbi, e tanti ripensamenti sulla cosa giusta da fare.

L’immagine del nuraghe è simbolica, ma la protagonista ne trae consapevolezza proprio davanti all’esplorazione di questo in riva al lago Omodeo. 

Fiore – Scorrendo le pagine incantate de “La colpa dei padri”, insieme all’aroma della buona cucina della Sardegna sia che trattasi di un semplice caffè o di una minestra di fregola o di un amaretto, ci si imbatte anche nella durezza di Giovanna, la mamma di Alessia, che, per difendere sua figlia, si arma di sacrifici per evitare che le ferite della vita causatele dal suicidio di suo marito Daniele travolgessero senza alcuna via di scampo Alessia.

Sanna – Giovanna la ritengo una donna dura e remissiva allo stesso tempo. Si è lasciata travolgere dagli eventi e l’unica cosa giusta che ha fatto, grazie anche all’aiuto  della sua  famiglia, è  stata  trasferirsi  in  città. Ha  lasciato  scorrere  la vita costruendo un mito sul marito Daniele senza però dare spiegazioni alla figlia Alessia.

Fiore – Ecco perché condivido quanto scrive nella prefazione Arianna Desogus quando afferma, riprendendo uno dei messaggi forti de “La colpa dei padri”, la cura delle proprie radici e dei buoni valori della propria famiglia, che bisogna “saper adoperare l’acqua, accettarla e farla diventare forza viva anche quando giunge come pioggia violenta che dei fiori può spezzare i petali, ma non gli steli”, così come è importante che la stessa acqua “arrivi a ogni filo delle nostre radici… per offrire a chi ne ha bisogno la ricca fonte di buoni valori che spesso riceviamo in eredità dai nostri padri”.

Sanna –  Sì. In queste parole c’è il riscatto dei padri che lasciano da parte i loro peccati e trasmettono i buoni valori. Ma certi valori come l’orgoglio e il forte senso dell’amicizia rischiano di superare la soglia del buon senso, come si vedrà nel carattere di Daniele.

Fiore – Meravigliosa la chiusa di questa tua fatica quando metti in bocca ad Alessia la definizione del concetto di felicità affermando che “la felicità è il vento della libertà” e che le colpe di suo padre erano tornate in fondo al mare. Credo che miglior messaggio non avresti potuto trasmettere al lettore, anche il più critico.

Sanna – L’ottimismo, la redenzione, il   perdono sono caratteristiche della mia scrittura. Come nella citazione dal romanzo Mandorla amara: Anche il più lurido dei peccatori, alla fine, si stanca della proprie colpe. C’è sempre una luce dopo il buio.

Fiore – Progetti per il futuro?

Sanna –  Da poco ho terminato, insieme alle colleghe del Team di Edizioni Convalle, il ruolo   di   giurata,   nella   sezione   opere   inedite,   per   l’edizione   2024   del   Premio letterario Dentro L’amore, che si svolgerà a Domodossola il prossimo 16 marzo.

È stata un’esperienza importante e di responsabilità, oltre che emozionante. Un lavoro di editing per la Edizioni Convalle, pronto da eseguire. Racconti per il laboratorio, che sono come il pane quotidiano.

​La ricerca di letture che si adattino alla mia nuova avventura della pagina Facebook Viaggio nei parchi letterari attraverso le righe dei romanzi, in cui srotolo le carte geografiche descritte sul romanzo. Il terzo romanzo che ha già una protagonista con cui mi confronto parecchio.

Fiore – Grazie e buon tutto…

Sanna –  Grazie a te Vincenzo per l’opportunità che mi hai concesso. Spero di aver entusiasmato i tuoi lettori e lettrici. Per me è stato un piacere parlare di scrittura e di come nasce, rivelare aneddoti e esperienze.

                                                                                    

“a tu per tu con…” Maria Rita Sanna

a cura di Vincenzo Fiore

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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