Un viaggio tra architettura, sport, cultura poetica e influenze religiose
Oggi, eccomi a Montelepre, cittadina della provincia di Palermo, per visitare la Torre Ventimiglia e scambiare qualche riflessione con Giovanni Castronovo, amico monteleprino e guida turistica per l’occasione.
La Torre Ventimiglia prende il nome dall’omonimo arcivescovo Giovanni, tale a partire dal 1407 e confermato da Papa Martino V nel 1418.
Giovanni Ventimiglia era un cristiano molto fervente, protagonista di primo piano della nuova Chiesa di Monreale durante l’epoca dello scisma d’Occidente.
La costruzione della Torre risale agli anni tra il 1433 e il 1435, con i fondi ricavati dalla cessione di alcune rendite immobiliari nel territorio palermitano.
Con la morte di Giovanni risalente al 1449, la struttura fu lasciata alla cugina Isabella.
Dopo circa 60 anni, un consigliere di Federico II la cedette a Pietro Formica.
Fu poi la volta del barone Vernagallo e successivamente del nipote.
Bonifiche molto importanti furono effettuate nel Seicento.
Oggi è una delle strutture meglio conservate nella Sicilia Occidentale ed è tra le principali del Golfo di Castellammare.
È una importante costruzione testimonianza dell’influenza che ebbe la Diocesi di Monreale verso la fine del Medioevo.
Fiore: Buongiorno Giovanni, è un piacere averti qui per farmi da guida ma soprattutto per poter scambiare qualche riflessione sulla tua vita che è un intreccio affascinante di esperienze che spaziano dalla professione di geometra allo sport, all’arte fotografica. Iniziamo dal tuo incontro con Padre Angelo Mangione alle scuole medie. In che modo questa figura ha influenzato il tuo percorso?
Giovanni Castronovo: Buongiorno Vincenzo, il piacere è tutto mio. Padre Angelo è stato davvero un faro nella mia giovinezza. La sua passione per la cultura e la spiritualità ha avuto un impatto molto profondo su di me. Mi ha insegnato a guardare oltre l’ordinario, a trovare bellezza e significato in ogni aspetto della vita. La sua visione agostiniana e francescana ha alimentato in me una curiosità per l’arte e la bellezza, che poi si è riflessa anche nel mio lavoro di geometra e nella mia passione per la fotografia.
Fiore: Parliamo del basket, altra tua grande passione. Come ha interagito tale disciplina sportiva nella tua vita?
Giovanni Castronovo: Il basket è stato fondamentale per la mia crescita personale. Ho iniziato a giocare grazie all’influenza esercitata su di me dal prof. Giuseppe Mazzola, il quale mi ha trasmesso valori come il lavoro di squadra e la perseveranza. Questa disciplina mi ha insegnato a gestire le pressioni e a essere resiliente, particolarità che si sono rivelate utili anche nella mia carriera professionale come geometra.
Fiore: So che hai avuto una carriera di successo come geometra. Qual è stata la tua esperienza più significativa fino ad oggi?
Castronovo: Ogni progetto ha le sue sfide e ricompense, ma la partecipazione al concorso per la riqualificazione di Pizzo Sella, insieme a un team di architetti, è stata una pietra miliare. Lavorare con professionisti che hanno ricevuto riconoscimenti da esperti come l’Arch. Massimiliano Fuksas è stato incredibile. È stato un momento di grande soddisfazione, non solo per il riconoscimento, ma per la possibilità di contribuire alla valorizzazione del nostro patrimonio architettonico.
Fiore: È interessante notare come la tua carriera nel campo dell’architettura e delle geometrie si intrecci con la tua passione per la fotografia. Come hai sviluppato questo interesse?
Castronovo: La fotografia è un modo per esplorare e documentare la bellezza che ci circonda. Ho sempre amato catturare momenti e dettagli, e l’architettura offre un campo di studio straordinario. Cerco di sviluppare un linguaggio personale che unisca la mia formazione professionale con la mia espressione artistica, riflettendo su questioni di spazio e forma e condividendo la mia visione del mondo.
Fiore: Le tue influenze religiose, in particolare quelle agostiniane e francescane, come si riflettono nel tuo lavoro artistico e professionale?
Castronovo: La filosofia agostiniana, con il suo focus sull’introspezione e la ricerca della verità, mi ha spinto a cercare profondità nel mio lavoro. Dall’altro lato, l’approccio francescano alla semplicità e alla bellezza della creazione mi ricorda l’importanza di essere umili e rispettosi nei confronti dell’ambiente e delle persone. Questi principi mi guidano nel mio lavoro quotidiano e nella mia pratica artistica.
Fiore: Caro Giovanni, siamo arrivati a un punto della nostra conversazione in cui vorrei approfondire un aspetto molto personale e intimo della tua vita: la tua poesia “Borgo Parrini – Identità Perduta”. In essa emergono elementi di nostalgia e di una bellezza semplice ma profonda. Puoi raccontarmi cosa ti ha ispirato a scrivere questi versi?
Castronovo: Certamente, Vincenzo. “Borgo Parrini – Identità Perduta” è una sorta di viaggio nel tempo, un modo per rivivere e mettere su carta i ricordi di un luogo che ha segnato profondamente la mia infanzia. Borgo Parrini rappresenta non solo un luogo fisico, ma anche un contenitore di emozioni e identità, un simbolo di una vita semplice e genuina che oggi rischia di essere dimenticata. Scrivere questa poesia è stato un atto di amore verso quel posto e verso le persone che l’hanno abitato.
Fiore: Nei tuoi versi descrivi scene vivide di vita quotidiana, dai profumi del cibo ai suoni della natura. Come pensi che questi dettagli contribuiscano alla tua riflessione sull’identità?
Castronovo: Ogni dettaglio rappresenta un pezzo di quella memoria collettiva che stiamo perdendo. I profumi del pane appena sfornato, il garrire delle rondini, i colori dei frutti… tutto ciò non è solo evocativo ma racchiude l’essenza di un modo di vivere che valorizzava le piccole cose. Viviamo in un’era in cui spesso siamo distratti da rumori esterni e superficialità, e questi ricordi rappresentano un richiamo a tornare a ciò che è autentico. L’identità è costruita su queste esperienze sensoriali, e perderle significa perdere una parte di noi stessi.
Fiore: Nella poesia parli di un “museo a cielo aperto” che oggi è Borgo Parrini. Qual è il tuo sentimento riguardo a questo cambiamento?
Castronovo: È una sensazione ambivalente. Da un lato, il fatto che il borgo attiri visitatori da ogni parte del mondo è un segno di riconoscimento e valorizzazione. Dall’altro, c’è una certa tristezza nel vedere che molti di questi visitatori non conoscono la storia e le tradizioni che un tempo animavano quel luogo. La mia poesia cerca di colmare questo vuoto, di far rivivere il borgo attraverso le parole, affinché non venga ridotto a una semplice attrazione turistica ma rimanga un patrimonio di esperienze e significati.
Fiore: La tua poesia sembra avere anche un forte legame con le emozioni e i sentimenti. Come si riflettono questi aspetti nel tuo essere persona e nel tuo approccio alla vita?
Castronovo: Le emozioni sono il motore della nostra esistenza. L’arte fotografica correlata alla poesia sono mezzi attraverso i quali riesco a dare voce a ciò che sento più profondamente. Ad esempio “scrivere” mi permette di esplorare la mia interiorità e di affrontare temi come la perdita, la nostalgia e la bellezza. Attraverso la scrittura, riesco a connettermi con le mie esperienze e con quelle degli altri, creando una sorta di ponte tra passato e presente.
BORGO PARRINI – IDENTITÀ PERDUTA
Ci son momenti,
ricordi lontani
che sobbalzano
Memoria di un luogo
rurale, sublime,
vivo e animato,
come lo scorrere
di un fiume
la vita segue il suo corso.
Albeggiano nella mente
tra natura, abitanti,
suoni e profumi …
il caldo pane da Zà Santa,
la frutta raccolta dal nonno
I panieri stracolmi
di pesche, albicocche,
di prugne, di pere,
di arance, di limoni
e il rosso melograno.
Le rondini
svolazzano concitate
lungo i tetti.
Le mandrie
al giungere del tramonto
Invadono il baglio.
Si aprono le stalle
l’acre odore
indica loro il giaciglio.
Appaiono le prime stelle
al sorgere del ciel color cobalto,
striato da un roseo tramonto.
il passo del mandriano
lesto e preciso
opera la mungitura.
quel latte ancora caldo
schiumoso e bianco
offerto a bimbi allegri e spensierati.
È già buio,
le luci fioche,
Il croscio dell’acqua,
Il rumore dei piatti,
le voci e Il canto
al suono di una chitarra
allietano le serate
prima del giungere
al riposo della notte.
Erano sere estive di vita,
semplice e intensa del borgo Parrini,
dopo il letargo dalla stagione invernale.
Questo era Borgo Parrini
luogo di memoria
e storia di un baglio pieno di vita.
quell’identità di vita
vera e irripetibile oggi,
vive nella memoria di pochi.
Quel Borgo e quel baglio
è diventato un museo
a cielo aperto.
ricco d’arte, imbellicchiato
di opere artistiche ispirate
al noto architetto Gaudì.
Chi visita oggi il Borgo
è gente che viene da lontano
da ogni parte del mondo.
Gente che nulla sa
di ciò ch’era,
di ciò ch’è stato.
Eppure accorre a Borgo Parrini
al suono delle pietre di sepolcri
di una identità perduta.
Fiore: La tua poesia “Borgo Parrini – Identità Perduta” e le tue fotografie dei luoghi colpiti dal terremoto del 1968 raccontano la storia di un uomo che si impegna a mantenere viva la memoria di ciò che è stato. La memoria, in tutte le sue sfaccettature, è un tema cruciale nell’arte contemporanea, soprattutto quando si parla di eventi traumatici come il terremoto che devastò la Sicilia. Opere significative come il “Cretto di Burri” e la “Stella di Consacra” non solo documentano il dolore e la perdita ma diventano anche monumenti a una memoria collettiva che rischia di svanire. Cosa ne pensi?
Castronovo: La mia aspirazione è quella di continuare a esplorare e scoprire la bellezza nel quotidiano, raccogliendo storie e ricordi da condividere attraverso la mia poesia e la fotografia. Desidero che un numero sempre maggiore di persone riscopra e apprezzi i luoghi e le tradizioni che ci circondano. In un mondo sempre più globalizzato, credo sia fondamentale preservare le nostre identità e radici. Solo in questo modo possiamo costruire un futuro che non dimentica il passato. La memoria è, infatti, un tema centrale nell’arte contemporanea, soprattutto per eventi traumatici come il terremoto del 1968. Opere come il “Cretto di Burri”, la “Stella di Consacra”, il “sito di Poggioreale Vecchia” e i resti della “chiesa madre di Salaparuta” sono testimonianze tangibili del dolore e della perdita e fungono da monumenti per una memoria collettiva che rischia di essere dimenticata. Il “Cretto di Burri”, per esempio, si presenta come un vasto campo di crepe e marmi bianchi, simbolo di distruzione e rinascita. Con i suoi materiali e forme, Burri riesce a tradurre il trauma in un’esperienza visiva e tangibile, trasformando un luogo di devastazione in un’opera d’arte che invita alla riflessione.
Allo stesso modo, la “Stella di Consacra”, realizzata da Ludovico Corrao, ex sindaco di Gibellina, rappresenta un riscatto e un richiamo alla memoria, dialogando con il paesaggio circostante.
Il “sito di Poggioreale Vecchia” testimonia silenziosamente le vite spezzate e le storie perdute. Questi luoghi e opere non sono solo monumenti al e del passato, ma spazi di riconoscimento e di elaborazione del dolore. L’arte diventa quindi un veicolo per preservare la memoria, trasformando il trauma in narrazione e esperienza condivisa. In questo contesto, la mia poesia “Borgo Parrini – Identità Perduta” e le mie fotografie si inseriscono in un discorso più ampio sulla memoria e sull’identità.
Anche se non sono stato personalmente colpito dal terremoto, sento nel mio cuore l’eredità di una tragedia che ha segnato la mia famiglia e le comunità di Salaparuta e Gibellina, e in generale le comunità dei paesi del Belice.
La fotografia e la poesia diventano atti di amore e resistenza, un tentativo di non lasciare che la bellezza e la storia di Borgo Parrini vengano dimenticate. Attraverso la descrizione dei dettagli quotidiani, come profumi e suoni, cerco di evocare un senso di appartenenza e identità che trascende il tempo e lo spazio.
Questa riflessione sull’identità è particolarmente significativa in un momento in cui la globalizzazione tende a livellare le differenze culturali. Attraverso l’arte, invitiamo a riconoscere e celebrare la bellezza delle piccole cose, per non perdere di vista ciò che ci rende unici.
L’idea di un “museo a cielo aperto” deve riflettere ed essere un richiamo alla responsabilità di preservare la memoria e le tradizioni, affinché i visitatori non si limitino a osservare ma possano anche comprendere e rispettare il significato profondo di quei luoghi.
In conclusione, l’arte contemporanea gioca un ruolo fondamentale nel mantenere viva la memoria di eventi traumatici come il terremoto del 1968. Attraverso opere che parlano di perdita e speranza, come il “Cretto di Burri”, possiamo affrontare il passato e costruire un futuro che non dimentica. La memoria è un ponte tra passato e presente, e l’arte è il mezzo attraverso il quale possiamo attraversarlo, rendendo omaggio a ciò che è stato e a ciò che potrebbe ancora essere.
Fiore: Ti ringrazio, caro Giovanni, per aver condiviso queste tue riflessioni e avermi fatto da guida nel visitare la Torre Ventimiglia. La tua poesia e la tua vita sono davvero fonte di ispirazione.
Castronovo: Grazie a te, Vincenzo. È stato un piacere condividere il mio viaggio e la mia passione. Spero di continuare a scrivere e fotografare per continuare il mio messaggio di bellezza e autenticità.
Vincenzo Fiore
