Gianfranco Bianchi, artista e musicista
Tra i protagonisti dell’arte pittorica contemporanea, Gianfranco Bianchi, nato a Massa ma residente a Pistoia, emerge per l’estrema riconoscibilità stilistica: la tecnica impiegata, il Dripping/Sketching, e le tematiche affrontate dimostrano una profondità di studio, di investigazione e di passione, frutto di una notevole forza emotiva.
Sposato con la poetessa, scrittrice e drammaturga Monica Petroni, nel 2009 incomincia a tessere la tela della sua presenza nell’arte italiana e internazionale.
Presente dal 2016 nell’Enciclopedia d’Arte Italiana, al momento vanta la partecipazione a ben 138 Mostre, 32 Personali e 106 Collettive, in varie città italiane, tra le quali Bologna, Firenze, Genova, Lucca, Milano, Padova, Piacenza, Pietrasanta, Pistoia, Pordenone, Roma, Spoleto, Torino, Viareggio e Venezia.
La sua Personale dal 06 Settembre 2014 al 20 Settembre 2014 dal titolo “Alla Ricerca della Vita, alla Scoperta delle Origini”, allestita a Firenze presso la Galleria Merlino Bottega d’Arte con trentadue opere dedicate al ciclo pittorico sulle galassie e ispirate dalle foto fatte dal telescopio Hubble, ottiene l’interesse e la presenza all’inaugurazione dell’allora vicepresidente dell’Unione Astrofili Italiani, Giorgio Bianciardi, ed è seguita, nel 2015, da una Personale all’Osservatorio Polifunzionale del Chianti.
Sempre nel 2015 a Milano, nella Mostra “L’Arte e il Tempo”, in Expo 2015 espone con Artisti di chiara fama come Alinari, Caimi, Faccincani, Menozzi, Monteforte, Possenti, Talani, e altri d’importanza nazionale e internazionale, mentre a Mantova, alla Casa del Mantegna, presenta una importante Personale con ben 75 opere, in contemporanea alla presentazione del Catalogo d´Arte Moderna n. 51 di Giorgio Mondadori Editore e delle Personali di Maestri dell´Arte contemporanea quali Armodio, Borghi, Capitani e Menozzi.
Ancora nel 2015, partecipa alla mostra “Il Metateismo verso un Nuovo Rinascimento” presso il Museo d’Arte e Scienza di Milano.
Nel 2016 in occasione dell’evento “Il Labirinto dell’ipnotista”, ideato e curato da Giammarco Puntelli, espone alcune sue opere a Palazzo Gallio, sul Lago di Como, insieme ad artisti come Alexander Kanevsky e Antonio Nunziante.
Nello stesso anno, il Prof. Puntelli cura una sua Personale al Museo Bergomi e al Museo Lechi di Montichiari.
Bianchi espone a Torino presso “Paratissima” nella mostra “Infiniti labirinti” l’installazione ispirata al labirinto del film “Shining” di Stanley Kubrick, basato sull’omonimo romanzo di Stephen King e concepisce due opere dedicate a un’Opera di Puccini, esposte al Gran Teatro Giacomo Puccini di Torre del Lago Puccini nel 2016 e nel 2017 a Sillico di Pieve Fosciana, in due mostre curate da Lodovico Gierut.
Nel 2017 durante la 57° Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia partecipa alle Mostre “MetArt” e “L’Arte ai tempi della 57° Biennale di Venezia” curate dal Critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso presso il Padiglione Armenia, alla collettiva organizzata dall’Enciclopedia d’arte Italiana a Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda, curata da Alberto Moioli, in qualità di ospite dell’artista internazionale Miro Persolja, alla Biennale d’Arte Contemporanea in Veneto organizzata da Art Project a Villa Badoer a cura di Giammarco Puntelli, ad una collettiva al Museo MIIT di Torino e una alla Galleria Farini di Bologna.
Gianfranco Bianchi è uno degli artisti selezionati per la prima edizione del volume “L’Arte in Cucina”, ideato dall’artista Domenico Monteforte, ed edito da Mondadori.
A Lamezia Terme nella Mostra “Cinema & Arte presenta due installazioni dedicate al mondo del cinema accanto alle opere del tre volte premio Oscar Carlo Rambaldi.
Nel 2018 a Gubbio presenta la Personale “I Mesi e le Stagioni” a cura dell’Associazione Culturale La Medusa, partecipa alla Biennale di Pistoia promossa dalla Brigata del Leoncino, all’evento itinerante “International Contemporary Art” a Piacenza e a Venezia e all’evento “Angeli e Demoni” presso il Castello di Fombio, entrambi ideati e curati dal Critico d’Arte Giorgio Grasso.
A Stazzema presenta la Personale “I Cambiamenti Climatici” e partecipa a Spoleto Arte, evento curato da Vittorio Sgarbi e organizzato del manager Salvo Nugnes.
Nel 2019 replica la Personale “I Cambiamenti Climatici” in una scuola di Firenze, partecipa alla collettiva “MeccatronicArt” ad Alba a cura di Artepozzo, presenta una Personale alla Galleria Europa di Lido di Camaiore e viene chiamato ad esporre presso il Politecnico di Torino in occasione della Mostra “Welcome to the Machine”.
Nel 2020 propone una Personale alla Galleria Europa di Lido di Camaiore, partecipa alla Mostra inaugurale della Venice Art Gallery curata da Giorgio Grasso, partecipa presso il Palazzo Crema di Ferrara alla rassegna “Universi di noi”, curata dalla Critico d’Arte Francesca Mariotti.
Nel 2021 torna alla Galleria Europa di Lido Camaiore con una Personale dal titolo “Il Microcosmo” e nel 2022 alla Venice Art Gallery di Venezia nella collettiva “Venezia – Preludio alla Biennale”.
Nel 2023 presenta la Personale “Viaggio Artistico dalle Galassie al Microcosmo” presso le Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia, la Personale “Riflessi Sull’Acqua” al Museo della Marineria di Viareggio ed una Personale al Castello di Montegufoni (FI).
Nel 2024 una mini-personale al Ristorante “La Dogana” di Altopascio, la Personale “Il Microcosmo” a Villa Bottini (Lucca) e riceve un Premio alla Carriera a Firenze.
Nel gennaio 2025 partecipato alla collettiva “Lo Stato dell’Arte ai Tempi della 60° Biennale di Venezia”, presso il Palazzo Pisani-Revedin di Venezia.
Fiore – Mi parli del dripping…
Bianchi – Elaborato nella sua originalità alla fine degli anni quaranta da artisti americani, primi fra tutti Jackson Pollock, il dripping trae liberamente spunto dalla cosiddetta “scrittura automatica” espressionista: il colore, non olio, ma smalto o vernici industriali usate per la prima volta proprio da Pollock intorno al 1947, viene lasciato sgocciolare sulla tela distesa per terra o schizzato direttamente con le mani mediante l’uso di bastoni o pennelli. Più tardi, tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, il dripping verrà largamente impiegato nell’ambito di tutti i movimenti europei di stile informale.
Fiore – Il suo dripping quanto si differenzia dall’originale?
Bianchi – Il mio, inizialmente “classico”, si è evoluto prima nel genere definito “Liquidismo”, cioè quadri con colori sgocciolati come nel dripping ma mescolati grazie all’inclinazione della tela, poi in un genere decisamente “materico” in cui i colori, applicati senza economia, creano un effetto di rilievo evidente.
Nelle mie opere informali spesso s’intravedono forme che prendono vita grazie alla immaginazione di chi guarda. Altre forme, anziché dipinte, sono create unendo i telai.
L’Action-Painting scompare rimanendo però dripping quando esprimo concetti, lancio messaggi in opere premeditate. Spesso è presente una didascalia, parte integrante dell’opera, che mi permette di spiegare al meglio il mio pensiero.
Fiore – Ma non è tutto! Vero?
Bianchi – Verissimo! Un´altra evoluzione del mio Dripping è, infatti, schizzare il colore sulla tela, invece di sgocciolarlo, creando quelle che io chiamo “pagliuzze”, cioè piccoli tratti colorati che sembrano essere stati fatti con un pennello. Questa variazione del Dripping la chiamo Sketching.
Fiore – Quanto utilizza questa tecnica?
Bianchi – Utilizzo molto spesso questa tecnica, con la quale ho realizzato, per esempio, tutto il mio ampio tema dedicato al Macrocosmo.
Tutto questo perché, dato che viviamo in un mondo complesso e caotico, sono convinto che le cose accadano per caso anche se le opportunità vanno sapute creare, al fine di incanalare il nostro futuro nella direzione voluta.
Questa mia riflessione provo a trasferirla nella pittura, in cui il caos, dove sembrano regnare i colori, è solo apparente perché esiste, osservando bene, una logica, che io chiamo “Il Caos Apparente”.
Fiore – Quindi lei ritiene che a ognuno di noi tocca agire, che a ognuno di noi tocca fare del suo meglio in ogni campo…
Bianchi – Sì! La mia teoria del “fare” esprime la necessità di non augurarsi che le cose piovano dal cielo ma dalla volontà di esprimere sé stessi nel migliore dei modi per produrre le opere che sentiamo dentro di noi, senza aspettare improbabili commissioni di mecenati, senza rincorrere il successo prima di realizzare i propri sogni.
Fiore – Cos’è per lei il vero successo?
Bianchi – Per me il vero successo è realizzare al meglio quello che uno si è prefisso di fare e quindi creare, è portare a termine un’opera d’Arte di qualunque forma d’Arte essa sia o rappresenta.
Fiore – La critica la definisce un artista eclettico e molto abile nell’esplorare con il suo linguaggio artistico le varie forme di espressioni, i vari scenari che il mondo reale presenta. Quanto è d’accordo? In tutto questo quanto incide l’amore per la musica?
Bianchi – Mi annoierei a fare la stessa cosa tutta la vita. Ci metto tutto me stesso, quando mi cimento in un nuovo ciclo artistico, e quando capisco che ho detto tutto quello che dovevo dire passo ad altro, prima che la mia arte diventi artigianato. Mi piace sperimentare, fare cose che non ho mai fatto prima, stupire me stesso, ma tengo sempre stretta la tecnica che più mi rappresenta, lo sketching, unita alla necessità di regalare emozioni, di lanciare messaggi, che per me rappresentano un privilegio ma anche un dovere come artista.
Ad esempio, nel mio ciclo artistico “I Cambiamenti Climatici” interpreto in forma visiva, con quadri e istallazioni, tutte le problematiche relative al riscaldamento globale.
Sento il bisogno di sensibilizzare chi guarda le mie opere riguardo una tematica che ritengo importante, sperando che si creino domande, si cerchino risposte, e quando ricevo complimenti per questo, sono orgoglioso di aver detto la mia, di essermi schierato.
Gli artisti devono interpretare la società, descriverla, con il compito immane di migliorarla. L’amore per la musica accompagna sempre la mia arte pittorica.
Succedeva anche al grande Kandinskij che è, insieme a Van Gogh, uno dei miei artisti preferiti. Quando compongo musica ho già in mente un arrangiamento, so già quali strumenti musicali usare, quali timbri sapranno esprimere al meglio la mia musica.
Scegliere un violoncello, un oboe o un flauto per suonare una mia melodia è lo stesso procedimento che faccio davanti ad una tela, quando dipingo un quadro astratto, quando decido di usare un blu, un rosso oppure un giallo.
I colori per me sono come musica, ma anche una lingua per comunicare in un linguaggio comprensibile a tutti.
Fiore – Con la sua pittura, come giustamente afferma Lorenzo Pacini, critico e storico dell’Arte, ha dato nuova linfa all’arte astrologica e ha rinnovato il credo dell’influenza cosmica sull’esistenza dell’uomo. Un bel messaggio, il suo…
Bianchi – Siamo figli delle stelle, come cantava Alan Sorrenti anni fa, e lo affermava anche la grande astronoma Margherita Hack; la vita sulla terra proviene dallo spazio e noi, esseri umani sempre alla ricerca delle nostre origini, abbiamo nel DNA il bisogno di esplorare nuovi mondi, di conoscere cosa c’è oltre il visibile. Se ci rendessimo conto di quanto siamo piccoli nell’universo, di quanto siamo stati fortunati a nascere in un pianeta come il nostro, forse smetteremmo di farci del male da soli.
Dipingere le vere nebulose e le vere galassie, osservate con gli occhi del telescopio Hubble, mi consente di fare, nel mio piccolo, un po’ di divulgazione scientifica ma soprattutto di far riflettere chi guarda sull’immensità dell’universo.
Fiore – Cosa rappresenta per lei l’acqua visto che le ha dedicato una mostra, la personale “Riflessi sull’Acqua” di Viareggio presso il Museo della Marineria?
Bianchi – L’acqua è l’elemento più importante sulla terra. Il nostro mondo viene chiamato anche “pianeta blu” perché gli oceani sono molto più estesi rispetto alle terre emerse, e anche il nostro corpo è fatto principalmente d’acqua.
Raccontare l’acqua è quindi un viaggio verso la necessità di scoprire se stessi e di salvaguardare l’ambiente.
Fiore – Alcuni la ritengono un “artista anomalo”, cioè non usuale, raro a trovarsi…Perché?
Bianchi – Perché, come dicevo prima, mi piace sperimentare…
Fiore – Non ho avuto ancora l’occasione, diciamo la fortuna, di osservare e studiare qualche sua opera dal reale ma solo in fotografia. Le mie riflessioni? Una in particolare.
Bianchi – Quale?
Fiore – La sua è un’Arte che tende sempre verso l’Infinito e mai verso un orizzonte. Si è sempre di fronte all’immenso, alla globalità, a dimensioni maggiori della stessa realtà umana. Una sorta di proiezione del nostro essere in dimensioni maggiori e infinite con il semplice alzare gli occhi al cielo alla ricerca della infinita spiritualità. Mi sbaglio?
Bianchi – È vero per quanto riguarda il mio ciclo artistico “IL Macrocosmo”, con il quale ho dipinto, senza usare pennelli, schizzando sulla tela il colore tramite un bastoncino di bambù, le stelle, le nebulose, le vere galassie distanti migliaia o milioni di anni luce da noi.
Ma poi, mi sono chiesto, tutto è relativo, e se le galassie sono enormi rispetto a noi, allo stesso modo, sicuramente, noi siamo grandi rispetto ad un atomo!
E così, smettendo di guardare foto scattate da un telescopio, ho cercato, nelle foto scattate dai biologi con i loro potenti microscopi, quelle forme impensabili, quei colori straordinari che mi hanno condotto a creare il mio ciclo artistico “Il Microcosmo”.
Posso azzardare a dire che questi dipinti sono come dei paesaggi, invisibili però all’occhio umano.
Ancora più invisibili di quanto possono essere le galassie. Ancora più affascinanti, secondo me. Infiniti universi, molto piccoli, che io ingigantisco dipingendoli su una tela, per far vedere a tutti quanta bellezza esiste anche in una molecola di caffeina cristallizzata, o in una goccia di vodka.
Per dare a tutti un’emozione visiva, come è giusto fare nell’arte visiva, ma anche un’informazione su cosa sta vedendo il visitatore ad una mia Personale, ed è per questo che, per quanto riguarda il mio lavoro, è molto importante il titolo, a volte accompagnato da una mia didascalia. L’arte contemporanea ha bisogno di essere multimediale.
Fiore – E da tutto questo ricavo, come afferma la saggista, storica e letterata Marilena Cheli Tomei, che “la passione” è la sua arma in più, è il suo “specchio” che le dà la possibilità di “cogliere aspetti della vita delle persone che a molti sfuggono per superficialità o approssimazione”. Complimenti davvero per questo suo modo di essere, per questa sua passione del fare e del donare che è venuta fuori anche quando l’ho cercata per chiederle l’intervista.
Bianchi – La ringrazio.
Fiore – Grazie a lei, gentile Gianfranco! La lascio con la promessa che, appena mi sarà possibile, mi vedrà tra i visitatori di una sua mostra… lei, nel frattempo, continui lungo la strada della sua coerente e significativa grammatica di vita.
Bianchi – Il mio viaggio è in continuo divenire, e spero di vederla presto ad una mia Mostra Personale. Grazie per avermi chiesto questa intervista, sono onorato, a presto.
Vincenzo Fiore
