“a tu per tu con…” Abdon Pamich

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Abdon Pamich          

campione olimpico nei 50 km di marcia a Tokio 1964

Lasciatemelo dire… oggi il mio “a tu per tu con…” ha un sapore particolare, il sapore e il gusto di una vittoria olimpica, la vittoria olimpica delle Olimpiadi di Tokio del 1964 nei 50 km. di marcia di Abdon Pamich che, nei giorni scorsi, abbiamo visto nelle vesti di tedoforo portare a Vicenza la fiaccola dei giochi Milano Cortina e che oggi, 10 febbraio, potremo ammirare in prima serata nella fiction RAI “Il Marciatore – la vera storia di Abdon Pamich” del regista Alessandro Casale.

Il nostro marciatore è stato uno dei grandissimi della marcia italiana: oro ai giochi olimpici di Tokio 1964 dopo essere stato  bronzo Olimpico a Roma 1960, con cinque partecipazioni totali ai Giochi, dal 1956 al 1972, portabandiera dell’Italia alle Olimpiadi di Monaco 1972, momento altamente significativo, dopo quelli che gli hanno portato medaglie su palcoscenici nazionali e internazionali.

Fiore – Caro Abdon, tu sei stato un campione infinito con l’oro olimpico sui 50Km di marcia a Tokio 1964, il bronzo a Roma 1960, con le due vittorie ai campionati europei e le 40 ai campionati italiani su varie distanze. Oggi quanto ti mancano quelle emozioni?

Pamich – Penso di averle esaurite tutte nei vent’anni e più che ho gareggiato, anche se ho continuato a cercarle in altri campi, dopo aver appeso al chiodo la vita da atleta.

Ora penso solo a vivere giorno per giorno il tempo che mi resta anche se non mi faccio mancare mai qualche impegno.

Fiore – Se non fossi stato un esule costretto al termine del secondo conflitto mondiale insieme ad altri circa 250.000 profughi istriani ad abbandonare casa per sfuggire alla pulizia etnica praticata dall’esercito partigiano jugoslavo di Tito, saresti stato ugualmente “il campione”?

Pamich – Non lo so se, praticando il pugilato, sarei arrivato a tanto…

Fiore – Cosa ricordi di quella fuga?

Pamich –  La paura di essere preso a fucilate e il grande freddo del Carso: io ero in compagnia di mio  fratello di un anno più grande di me.

Eravamo fuggiti in maglietta e pantaloncini.

Fiore – Quando ti sei innamorato dello sport e quindi della marcia?

Pamich – Avevo 18 anni… ma dello sport sono stato sempre innamorato perché, vivevo in una città, Fiume, dove lo sport era cultura e quindi molto diffuso a livello sociale. La boxe? Avevo uno zio che si occupava di boxe sia come organizzatore che come tecnico e sin da piccolo mi sono trovato in mezzo ai pugili.

Fiore – Oggi vivi a Roma, ma quando, dopo la fuga, sei arrivato in Italia qual è stata la tua dimora e come sei stato accolto?

Pamich – Prima tappa italiana fu Trieste, dove era allocato il primo centro di smistamento per i profughi. Da Trieste, dopo essermi messo in sesto, una volta superate le paure e il freddo, fui trasferito prima ad Udine in un campo di concentramento e poi a Novara in una squallida e dismessa caserma militare insieme ad altri esuli delle nostre terre.

Fiore – E dopo?

Pamich Successivamente a Genova dove ho vissuto vent’anni: a Genova mi sono trovato molto bene, nonostante l’iniziale diffidenza della gente. 

Fiore – Se tornassi “giovanetto” rifaresti la marcia o ti butteresti su altro sport? E quale?

Pamich – Avevo in programma di fare boxe, ma le vicende del dopo guerra mi dettero l’opportunità di fare “marcia” anche grazie a un allenatore che, avvicinandomi in occasione di una corsa campestre studentesca  che si sarebbe svolta a Genova, mi spinse a partecipare alla marcia.

Da quel momento diventai, quasi per caso, un marciatore.

Fiore – Ho letto che cammini tutti giorni almeno un’ora e mezza e che il tuo peso non si discosta molto da quando marciavi: 73 kg.

Pamich – E hai letto bene! Effettivamente cammino per più di un’ora e mezza al giorno. Questo mi consente di tenere in allenamento il mio corpo e non farlo abituare alla vita sedentaria.

Fiore – Quindi il segreto per mantenersi in forma è?

Pamich – Non fermarsi mai e marciare per quanto più possibile!

Fiore – Sei tifoso di calcio?

Pamich – Non tifo per nessuna squadra: quando guardo le partite decido sul momento per chi simpatizzare e generalmente tifo per quella più corretta sportivamente.

Fiore – Perché. nonostante la tua presenza nella storia della marcia, la TV dedica poco tempo a questo sport?

Pamich – Perché ormai il calcio sovrasta tutti gli sport. Ai miei tempi la tv riprendeva quasi tutte le gare di marcia e le trasmetteva nella Domenica Sportiva. 

Fiore – Caro Abdon, non ho altro da chiederti, mi piace, però, ribadirti tutta la mia felicità per averti ancora amico e la gioia per averti conosciuto nel lontano gennaio del 1983 al Ministero della Marina Mercantile.

Grazie ancora, con la certezza di un nuovo prossimo incontro nella civitas romana. Un grande grande abbraccio…

Pamich – Felicità e stima anche da parte mia con un carissimo saluto a te e ai lettori tutti di ScrepMagazine.

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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