ScrepMagazine

28 dicembre 1908

«Un boato lacerò il silenzio della notte. Prima, la città dormiva placida sotto un cielo immobile, puntellato dalle stelle che scampavano a nuvole sparse, alte e chiare; l’aria era quieta, spezzata solo dai rintocchi a ogni quarto dell’orologio del Duomo, dal ritmato fruscio di onde deboli che s’infrangevano rispettose sulla riva, schiumando appena, e si ritraevano sconfitte, da un rumore lontano di ferraglia e dagli zoccoli dei primi cavalli per le vie del centro. Poi – scrive Mimmo Gangemi – un suono cupo, secco, fragoroso si risucchiò tutto, lacerò il buio, fratturò il cielo. E infranse i sonni.

Fu un boato interminabile, quasi che tutti i tuoni del mondo si fossero dati appuntamento lì e mischiati in modo da combinarne uno solo, terribile, assordante, insopportabile. Non fece in tempo a disperdersi in un’eco lontana. Venne risucchiato dallo sconquasso, da un demone venuto su dalle viscere della terra che s’accaniva ghignando, ed esplodeva un rancore covato a lungo. Addentò la città e prese a sciancarla vorace, a scuoterla rabbioso.

Le case si accartocciarono cangiandosi in mucchi di rovine, si mutilarono, si squarciarono offrendosi nude alla vista del cielo, sobbalzarono e si caddero addosso, in un ammasso disordinato di pietre, mattoni, calcinacci, travi, tegole, e di uomini impastati dentroLa città – scrive ancora Mimmo Gangemi – si restituiva alla terra da cui s’era sollevata, con gemiti contorti prima del tonfo cupo della resa. L’uomo assisteva inerme, nell’attesa di un destino su cui nulla poteva (…)». Fu così che ebbe inizio quell’alba infernale che spezzò generazioninegando a migliaia di vite l’anno pronto a iniziare.-

È una data funesta quella del 28 dicembre, una data a cavallo tra Natale e capodanno ma, per molte famiglie, significò dolore, lutto e distruzione. Erano le 5,20 del mattino, le città iniziavano a svegliarsi. Qualcuno ancora si attardava sotto le coperte quando la terra tremò per 37 lunghi secondi, cogliendo la popolazione in maniera inaspettata. La scossa fu di magnitudo 7.1 della Scala Richter e colpì la Sicilia orientale e la Calabria meridionale. L’evento sismico più catastrofico del XX secolo.

Dopo circa dieci minuti, le acque del mare, a seguito della terribile scossa, si abbatterono sulle città di Reggio e Messina, uccidendo chi era riuscito a scampare alla scossa. Distruggendo le case che erano rimaste in piedi.

Fu la città di Messina ad avere la peggio, a causa delle perdite in termini di vite umane e per il crollo del 90% degli edifici. La potenza distruttiva del sisma colpì le due città con intensità diversa. Memori però, del terremoto del 1873 che le aveva segnate rovinosamente.

Le vittime furono, a Messina, il 57% della popolazione quindi circa 80.000 persone, mentre a Reggio Calabria, si persero 15.000 persone, quindi il 33% della popolazione.

Fu un evento che travolse la vita della comunità calabrese e siciliana, considerando che non portò distruzione solo alle due grandi città. Basti pensare che i crolli e le devastazioni gravi, interessarono un’area di circa 6000 km. La gravità della tragedia non ebbe un’eco immediata e i soccorsi italiani si fecero desiderare.

I primi aiuti arrivarono dal mare, quel mare che si era mostrato mostruoso. Furono i marinai inglesi ma anche i russi, e poi gli svizzeri e i norvegesi. Aiutarono la popolazione atterrita consegnando i viveri che avevano a bordo e costruendo baracche e più avanti, con l’invio di moduli abitativi.

I soccorsi italiani furono tardivi, disposti dopo la riunione del Consigli dei Ministri, guidato al tempo da Giovanni Giolitti. Un fatto che non passò di certo inosservato in un’Italia unita solo sulla carta. Sedeva sul trono Vittorio Emanuele III di Savoia e la regina Elena di Montenegro, discendenti di coloro i quali avevano voluto l’Italia unita.

In seguito a questo, iniziò l’azione dello Stato che portò alla classificazione sismica del territorio e alle introduzioni di norme specifiche per le costruzioni. Il primo Regio Decreto è datato 1909 e le norme furono valide per tutto il territorio nazionale.

 

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