“Via Malcontenti” di Angelo Argondizzo, edito Qed edizioni è inaspettato, intrigante, ironico. Specchio convesso di una società contemporanea che attraversa gli infimi tormenti dell’essere umano e della società e i suoi infimi tratti.
“Avrei dovuto fare il medico. In questo vegliardo e rancoroso Paese che è l’Italia, sembra essere l’unico mestiere ancora in grado di dare un senso all’accensione di un conto corrente bancario. Mio padre me l’ha sempre più o meno suggerito, credo per il timore che avrebbe dovuto mantenermi per il resto dei miei (e dei suoi giorni) se avessi deciso di studiare qualcos’altro. Niente! … volevo solo essere diverso da mio padre,”
L’autore Angelo Argondizzo nell’introduzione del protagonista racchiude ciò che è l’emblema della narrazione del personaggio in cui possono identificarsi in molti. Un padre autoritario e nella sua indole spregevole per sé stesso e per gli altri, che denigra il figlio che si è allontanato da ciò che gli era stato predestinato, risultando così il fallito di una stirpe che si è distinta in dottorati strabilianti, anche se conquistati con i soldi e non con la passione e dedizione per lo studio o la professione. Insomma un rifiuto della società, un inetto e buon a nulla non degno neanche del ruolo di figlio, poiché macchia in modo disonorevole il buon nome della famiglia. Ma un evento insolito e inusuale cambierà la situazione fallimentare e solitaria del protagonista.
“Sapete perché sono qui? Perché ho paura di perdere il posto del cattivo, perché è da un pezzo che non spetta più a me, perché voi me l’avete rubato. E, allora, sapete cosa sto cercando di fare? Di rendervi migliore, voi assieme a tutti gli altri, mio dolce, caro amico. Me lo dovete. Io ho inventato il vostro mondo, sebbene quell’altro l’abbia creato. Io ve l’ho reso piacevole e divertente. Ora voi rimettetemi dove mi spetta!”
Così il Diavolo reclama ciò che sino a poco tempo fa era il suo ruolo di diritto, usurpato ormai da un’umanità che lo terrorizza, che si è trasformata in una involuzione malefica e perfida, surclassando in spietatezza, perfidia, avidità e vizi il sovrano del male, ruolo di cui il Diavolo godeva in assoluta autorità e privilegio. In che modo può ribaltare questa situazione ormai fuori controllo? Semplice; con la rinascita dell’uomo stesso, altrimenti come può insinuarsi nell’animo umano per corrompere ciò che di meglio dimorava in esso! E quale persona più indicata se non il protagonista del romanzo che vive in compagnia della sua solitudine: una solitudine assoluta, voluta e preservata con cautela, per non correre il rischio di essere contaminati da interazioni esterne. Questa solitudine devastante che si è insinuata come un’ombra giunta dalle tenebre, che isola e rende schivi e indifferenti alla vita, come in una bolla di sapone che fa muovere nell’aria e non si sa quando può esplodere e far cadere in un vortice senza fine. Una solitudine che apparentemente rende forti e lontano da ogni rischio, ma sono proprio i rischi e gli azzardi della vita che rendono vivi. Una solitudine che avvolge sempre più la società contemporanea che vive in uno stato di catalessi in una non vita. Ma il senso stesso di questo ciclo vitale è l’atavico privilegio della metamorfosi o rinascita che in continuo e perpetuo cammino tutto rinnova, dal più solitario degli esseri viventi alla società più catastrofica.
Simona Trunzo
