Wanda Ferro è proprio una” Lady di Ferro“, una “calabrese con la testa dura“, che non è mai scesa a compromessi. Sempre fedele alle sue idee politiche, non ha fatto cambi di casacca da destra a sinistra come capita a molti. È diventata simbolo di libertà in una terra dove le donne in politica hanno faticato il doppio nel farsi strada.
Wanda Ferro è nata a Catanzaro, il 24 marzo 1968, attuale Deputato della XVIII Legislatura ed è stata Presidente della Provincia di Catanzaro dal 2008 al 2014. Eletta tre volte Consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Catanzaro (nel 1997, nel 2001 e nel 2006). Assessore alla cultura al Comune di Catanzaro dal 2001 al 2006 e consigliere provinciale dal 2004 al 2008, è stata eletta Presidente della Provincia di Catanzaro nel turno elettorale del 2008 al ballottaggio raccogliendo il 60,1% dei voti in rappresentanza di una coalizione di centro-destra.
È la prima donna eletta Presidente di una provincia calabrese.
È stata sostenuta, in consiglio provinciale, da una maggioranza costituita da PdL, MpA, Nuovo PSI, La Destra-Fiamma Tricolore, PRI, Popolari Europei per le Libertà, Per la Calabria.
Fino al 2009 è stata Coordinatrice provinciale di Alleanza Nazionale e nel 2012 è stata eletta Coordinatrice provinciale di Catanzaro del Popolo della Libertà. Dal 2008 è Presidente dell’UPI regionale, Unione delle Province Calabresi.
Nel 2012 è stata nominata Vicepresidente del Parco Nazionale della Sila.
Nel 2014 è candidata Presidente alle Elezioni regionali in Calabria con Forza Italia, FdI-An e Casa delle Libertà. Le elezioni si svolgono il 23 novembre e Wanda Ferro perde la competizione elettorale contro Mario Oliverio. Nel 2017 entra a far parte del Consiglio Regionale della Calabria per effetto di una sentenza della Consulta che le riconosce il seggio quale candidata alla presidenza seconda classificata, subentrando a Giuseppe Mangialavori.
Nel dicembre del 2017 aderisce a Fratelli d’Italia e partecipa al Congresso a Trieste.
Alle elezioni politiche del 2018 viene eletta alla Camera dei Deputati, nel collegio uninominale di Vibo Valentia per il centro-destra (in quota FdI). Per questo motivo, il 7 giugno si dimette dalla carica di Consigliere Regionale della regione Calabria, lasciando il posto al neo-senatore Giuseppe Mangialavori, che lascerà il Consiglio Regionale pochi giorni più tardi, optando per la carica di senatore.
Disponibile e cordiale, tra i tanti impegni Istituzionali in questo periodo così difficile, ha trovato il tempo per rilasciare un’intervista al nostro magazine.
Una carriera politica di tutto rispetto la sua. Dal Comune di Catanzaro al Parlamento. È una delle donne politiche più stimate e apprezzate della Calabria. Qual è la chiave del suo successo politico?
Penso che un politico debba considerare un successo non il raggiungimento di un obiettivo personale, ma la consapevolezza di avere ricambiato con l’impegno la fiducia dei cittadini. In questo mio percorso nelle istituzioni – dal Comune alla Provincia, alla Regione, alla Camera dei deputati – mi sono sempre misurata con il consenso, sono sempre stata eletta con il voto della gente. Sono sempre grata ai tanti cittadini che mi hanno dato fiducia. Quando chiedi il voto ad un tuo concittadino, a chi si è sempre sentito tradito dalla politica e ripone in te le sue speranze, il suo futuro, il futuro dei propri figli, stringi con lui un patto di onore. Ho sempre pensato che il dovere di un politico fosse soprattutto quello di ascoltare i cittadini, farsi carico dei loro bisogni. Non risolvendo il problema personale, come fa la politica clientelare, ma pensando al bene comune. Dover rispondere soltanto ai cittadini ti dà una grande forza, quella della libertà e dell’indipendenza. Non avere padrini né padroni ti consente di lavorare nel solo interesse della tua gente.
Due anni fa, a seguito di un ricorso che ha vinto, è rientrata in Consiglio Regionale. Subito dopo, da Forza Italia il passaggio a Fratelli d’Italia. Come mai questa scelta?
Ho detto più volte che aderire a Fratelli d’Italia per me è stato un ritorno a casa, una scelta condivisa da tutta la comunità politica che mi è più vicina. Io sono cresciuta politicamente all’interno di un partito dalla forte connotazione ideale, come il Movimento Sociale prima e poi Alleanza nazionale, che mi ha dato anche la possibilità di crescere e imparare da grandi uomini politici e grandi amministratori. Forza Italia ha caratteristiche più “liquide”, nel senso di una organizzazione meno rigida, attenta più al consenso degli elettori che alla valorizzazione dei militanti, peraltro caratteristiche che accomunano molti partiti moderni. Credo che Fratelli d’Italia sia differente perché valorizza il senso dell’identità politica. In una società che perde sempre di più i suoi punti di riferimento, una società in cui la storia, le nazioni, le culture sembra debbano essere dissolte nella massificazione nell’omologazione, credo che il tema della riscoperta della identità debba essere il punto qualificante di una destra moderna, capace di affrontare le sfide del futuro, come quella rappresentata da Giorgia Meloni. La vicenda della mia esclusione dal Consiglio regionale per una norma incostituzionale, in questa scelta, non è stata determinante, anche se non ho mai negato la solitudine politica vissuta fino alla vittoria della battaglia giudiziaria condotta con le mie sole forze per affermare un principio di democrazia.
Sempre attenta alla situazione calabrese e lottatrice. Si sente mai scoraggiata?
Se fossi scoraggiata perderebbe senso il mio impegno politico. Certo, c’è una realtà della nostra terra che spinge allo sconforto, quella del malaffare, del sopruso, della “malapolitica” che approfitta dello stato di bisogno della gente. Si fa un’enorme fatica a rompere quei meccanismi deviati per i quali ci sono politici che si rivolgono ai capimafia, imprenditori che si rivolgono ai politici, giudici che si rivolgono agli imprenditori, professionisti che si rivolgono ai giudici corrotti, la massoneria che tira le fila, tutto con l’obiettivo di fare carta straccia delle regole, arraffare soldi e ottenere postazioni di potere. Ma è solo una piccola parte della Calabria. Perché c’è soprattutto la Calabria della fiducia, quella dei tanti onesti lavoratori, degli imprenditori sani e onesti, dei ricercatori, dei professionisti di eccellenza, degli amministratori coraggiosi, dei magistrati in prima linea, di chi ogni giorno costruisce un pezzo di futuro facendo semplicemente il proprio dovere, con impegno ed onestà.
Cinque aggettivi che la descrivono.
Mi piacerebbe che fossero gli altri a descrivermi, almeno sul piano personale. In politica posso dire di essere sicuramente coerente, testarda, impulsiva, sicuramente generosa e fin troppo sincera, ma questi ultimi non tutti li considerano dei pregi per chi fa politica.
Durante le consultazioni regionali per il nome alla Presidenza, il suo era uno di quelli in valutazione. Per strategie politiche nazionali, ha dovuto cedere il passo… Perché in queste scelte non si tiene conto della volontà dei territori e si devono seguire accordi stipulati anni prima senza tener conto della volontà dei cittadini?
Sono sincera: avere l’opportunità di guidare la Regione era un mio grande sogno. Nel 2014 ho accettato di sfidare Mario Oliverio in condizioni proibitive, con un centrodestra diviso e la scia di una traumatica conclusione della legislatura guidata dal centrodestra. Stavolta c’erano tutte le condizioni per vincere, sia relative allo scenario politico nazionale che per l’evidente fallimento per l’esperienza del governo regionale di centrosinistra. Per la vittoria non è tanto determinante la leadership quanto il valore dell’unità della coalizione, che andava assicurata su tutto il territorio nazionale, e in questo gioco di alleanze è toccata a Forza Italia la responsabilità di proporre il candidato alla presidenza della Regione. Su Jole Santelli c’è stata piena condivisione, e Fratelli d’Italia ha dato da subito sostegno e impulso alla nuova giunta, grazie anche al grande lavoro messo in campo fin dal primo giorno dal nostro assessore Fausto Orsomarso, che appena insediato ha dovuto fare i conti con la grave crisi economica e occupazionale legata all’emergenza coronavirus.
Deputata Ferro, quanto è difficile far valere la propria volontà politica, se pur con alle spalle un partito come Fratelli d’Italia, alla Camera?
Non è facile sedere tra i banchi dell’opposizione quando di fronte si ha un governo chiuso ad ogni confronto e pronto ad esautorare il Parlamento dal proprio ruolo. Anche perché fin dall’inizio, ma soprattutto in questo momento di difficoltà della Nazione, noi di Fratelli d’Italia abbiamo cercato di non fare, come avremmo potuto, una opposizione pregiudiziale e distruttiva, ma di proporre al governo interventi seri ed efficaci per dare risposte concrete ai problemi dei cittadini. Difficilmente siamo stati ascoltati, i nostri emendamenti vengono puntualmente bocciati o fatti cadere con le continue imposizioni della questione di fiducia, per poi magari essere riproposti dalla maggioranza.
In questo particolare momento di emergenza che stiamo vivendo, cosa doveva esser fatto meglio e cosa si dovrà far meglio?
Come ho detto, il presidente Conte dovrebbe confrontarsi maggiormente con il Parlamento, in cui siedono forze responsabili. E’ la politica a doversi assumere il peso di decisioni che incidono in maniera così importante sui diritti fondamentali dei cittadini e sulla tenuta economica del sistema produttivo della Nazione, non le pletoriche task force di tecnici dietro cui il governo nasconde la propria inadeguatezza. Nonostante il presidente Conte con le sue ormai famigerate dirette delle 20,20 tenti di raccontare una realtà diversa, il disastro è sotto gli occhi di tutti: dall’incapacità di attrezzare il sistema sanitario per fronteggiare l’emergenza con adeguate dotazioni di apparecchiature e dispositivi di protezione, alle cervellotiche e sconclusionate disposizioni sulle possibilità di spostamento, alla scelta scellerata di chiudere le attività economiche per settori decretando la morte dei comparti sfortunati, all’incapacità di dare sollievo economico ai lavoratori, ai professionisti e agli imprenditori colpiti dalla crisi. Per non parlare poi della vicenda delle scarcerazioni dei boss mafiosi, su cui il presidente Conte si guarda bene dal mettere la faccia, che rappresenta una delle più grandi vergogne della storia repubblicana e che sta mandando in fumo trent’anni di lotta alla mafia e il sacrificio di magistrati e forze dell’ordine.
Se si trovasse al posto del Presidente Santelli, come agirebbe lei per portare la Calabria fuori dall’emergenza economico-sociale? Che misure adotterebbe?
La Presidente Santelli ha appena iniziato il proprio lavoro in una condizione drammatica. Ha capacità e voglia di fare, e merita fiducia. Il consiglio che le ho dato, anche pubblicamente, è quello di intervenire da subito affinché la macchina amministrativa della Regione possa tenere il passo e la direzione indicata dalla politica.
Un pregio e un difetto di Wanda Ferro.
Come ho già detto, la sincerità, in un senso e nell’altro.
Qual è l’ultimo libro che ha letto?
Visto il mio impegno in Commissione antimafia, mi sto dedicando molto alla lettura di testi sulla mafia. Posso citare “La rete degli invisibili”, l’ultimo libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, che racconta l’evoluzione della ‘ndrangheta e dei suoi rapporti con i centri di potere in un mondo globalizzato ed interconnesso, ma anche del mutamento di strategia dei boss, sempre più impegnati nel governo del territorio e nell’infiltrazione nelle istituzioni e nell’economia legale, e delle prime crepe in quello che sembrava un muro di omertà impossibile da scalfire, grazie soprattutto al coraggio delle madri e alla sempre più frequente volontà di collaborare con la giustizia dei figli dei boss, che non riescono più a reggere il carcere.
Grazie Dottoressa per la cordialità e disponibilità avuta nei nostri confronti. Le auguriamo buon lavoro e a presto.
Angela Amendola
